Il regime non vuole il dissenso, ma mentre la Lega Nord ha difeso le pensioni il PD le ha stangate.

Rèz, 6 gennaio 2012

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Il nuovo regime presidenziale di matrice finanzcapitalista, sostenuto da PD-PDL-UDC, non prevede il dissenso.
Le ridicole tre ore di sciopero degli ex sindacati barricadieri (di cui per altro Monti si è vantato davanti alla Francia) ne è una prova, così come il gene politico di chi a Reggio vorrebbe solo applausi per il Prof. Monti.

Capisco il travaso di bile di un PD in chiara difficoltà, che una volta disarcionato Berlusconi da un golpe di palazzo, invece di prendersi la responsabilità di provare a vincere le elezioni democratiche ha ceduto agli ordini di Napolitano, ma se ne facciano una ragione: la Lega Nord con coerenza ha difeso le pensioni, mentre il PD svenduto pensionati e partite IVA in nome dello spread e di una incomprensibile necessità di rassicurare l’opinione pubblica tedesca.

E’ ora d’intendersi.
La caduta di credibilità della premiership di Berlusconi non è stata dovuta al gossip né tanto meno alla saggia politica rigorista perseguita dal 2008, che comunque ha garantito la protezione sociale di fronte alla crisi.
Piuttosto è stata creata rendendo instabile il quadro politico a partire dal programmato tradimento di Fini e dalle conseguenti sirene confindustriali che chiedevano continuamente provvedimenti per la crescita, come se lo Stato potesse artificiosamente fare aumentare i consumi e quando buona parte della stessa imprenditoria nostrana si è instradata nel periglioso sentiero della finanza.

I cosiddetti “fondamentali” del Paese restano solidi: il sistema pensionistico era già in equilibrio e non ci era chiesto di mettervi mano, inoltre l’Italia risulta la più virtuosa per disavanzo pubblico al netto delle componenti cicliche.
Lo sostengono le analisi dell’FMI e della Commissione europea di fine 2011.
Il problemi dell’Italia sono di debito consolidato e non di deficit tendenziale e di differenza fra costo del debito e tasso di crescita del Pil.

Mentre le precedenti manovre agivano prioritariamente sul taglio della spesa pubblica, la manovra Monti, fatta solo di tasse, non fa che accentuare la recessione e la depressione.
Di quale sfascio farnetica allora Luca Vecchi?
O il PD pensa che per favorire la crescita sia sufficiente aumentare le tasse, liberalizzare i taxi e tenere aperti gli esercizi commerciali 24 ore al giorno?

Il tema vero è il periodico rinnovo di un debito pubblico alto che, a causa di un’architettura monetaria che ha istituito una Banca europea senza stato, è in balia della speculazione internazionale governata dall’oligopolio delle grandi banche (soprattutto americane), le quali hanno gioco facile nel tenere sotto scacco l’eurozona giocando sulle divisioni di interessi tra gli stati nazionali europei: per questo lo spread Btp-Bund resta alto.

La guerra mondiale in corso, di cui i demagoghi di provincia alla Vecchi forse non si sono accorti, è finalizzata a sminuire il valore economico e geopolitico dell’euro.
Per raggiungere questo obiettivo gli interessi finanziari insediati a New York, Londra e negli attenti Paesi del cosiddetto BRIC, stanno sfruttando le falle di un sistema monetario europeo costruito con miopia dai politici che lo hanno architettato, Monti e Prodi compresi.

Ciò che serve non è spolpare il ceto produttivo padano, ma una iniziativa politica sull’architettura politica europea che sia frutto della consapevolezza e della volontà popolare: l’assenza totale di solidarietà tra Paesi europei è infatti il segnale di un progetto che, relegato alla sola condivisione della moneta, è destinato alla subalternità.

I professori nominati da Napolitano, hanno già fallito poiché stanno operando unicamente una politica di inasprimento fiscale senza equità e non votata alla crescita, ma non hanno alcun mandato politico per compiere altre scelte come quelle relative al rinnovo dei trattati europei.

Accettare questa situazione in silenzio sarebbe solo un atteggiamento supino di chi non ha idee, non comprende le dinamiche in corso o peggio è asservito alle logiche del pensiero unico caratteristico di un regime che, in questo caso vede convergere incestuosamente i partiti di Bersani e Berlusconi.

Ma a ben vedere, considerata l’ampiezza di orizzonti del PD locale, la “gazzarra” di cui vaneggiano i Delrio e i Vecchi di turno, è quella che attende il loro partito nel momento in cui saranno chiamati, magari posti di fronte allo spauracchio di un nuovo pericolo default (come sta avvenendo in Grecia per opera del clone di Monti), a chinare silenziosamente il capo e svendere anche i diritti dei lavoratori, per non parlare delle (legittime) richieste della Confindustria di tagliare gli statali.

Giacomo Giovannini
Capogruppo


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